PERSONAGGIO : LA DESCRIZIONE.
D'ISTINTO, PRENDETE CARTA E PENNA E BUTTATE SU FOGLIO LA DESCRIZIONE DI UN PERSONAGGIO (O PIU'). MA CHI? LA SEVERA MAESTRA DELLE ELEMENTARI, LA RAGAZZA PER CUI SI HA AVUTO LA PRIMA COTTA, UN PARENTE SCOMPARSO, UN UOMO CONOSCIUTO SUL TRENO, INSOMMA... QUALCUNO CHE CONOSCETE O CHE AVETE CONOSCIUTO ANCHE SOLO PER UN ATTIMO!
ATTENZIONE! NON UNA DESCRIZIONE SCHEMATICA COME "COLORE DEGLI OCCHI SONO AZZURRI, I CAPELLI BIONDI"... METTETELA SOTTO FORMA DI RICORDO, INFILATE LA DESCRIZIONE IN UNA STORIA... INSOMMA, APPROFITTATE DI QUESTO ESERCIZIO PER ALLENARVI NELLA SCRITTURA IN GENERALE, OLTRE CHE PER LA DESCRIZIONE DEI PERSONAGGI!
Il mio esercizio :
Patrizio sfrecciò come un fulmine proprio davanti al ristorante cinese. Non era abituato a correre, diciamo pure che non era un perfetto atleta nonostante fosse molto alto e longilineo ; respirava con affanno ogni volta che il suo piede s’appoggiava a terra per far da leva all’altro. La scorretta respirazione stava iniziando a fargli girar la testa, ma l’adrenalina lo aiutava a continuare a scappare. Sempre se c’era ancora bisogno di fuggire, questo non lo sapeva, erano diversi metri che non si voltava a controllare se la macchina nera lo seguiva ancora. I suoi amici l’avevano abbandonato già da un paio d’isolati indietro, e Patrizio decise d’impulso di dirigersi verso il loro nascondiglio, il cosiddetto “Adriana Club”. Sicuramente Marco, Gianluca e Benedetto erano là ad aspettarlo, tra le travi barcollanti del loro rifugio. Pat si arrampicò velocemente su un muretto, per poi cadere di peso nel giardino di qualcuno. Sentì il braccio bruciargli e quindi lo espose alla luce elettrica dei lampioni : un lungo taglio che partiva dal mignolo che finiva poco prima del gomito sgorgava sangue che nell’oscurità sembrava nero. Si controllò il resto del corpo : dopotutto era nudo, tranne per le scarpe ed i calzini bianchi, c’era il rischio di aver danneggiato qualcosa di più importante di uno stupido braccio. Con sollievo constatò che solo le ginocchia appuntite erano sbucciate e niente di più. Si tirò su le calze e si sistemò con un gesto della mano i lisci capelli castani mentre cercava di capire perché quel posto gli pareva così famigliare. Notò i nani da giardino, un’altalena ed un sofisticato gazebo e per un attimo sperò di non esser finito a casa di Antonio, quello che una volta era il suo migliore amico. Quando notò degli enormi insetti finti e zoccoli olandesi appesi vicino alla porta d’ingresso, si rese conto che la sua intuizione una volta tanto era giusta. Scavalcò di nuovo il muretto per andarsene il prima possibile, questa volta facendo attenzione a non tagliarsi coi vetri. Una volta ritornato in strada, decise che avrebbe lasciato perdere i suoi amici, almeno per quella sera. Sarebbe tornato a casa, si sarebbe fatto una bella doccia fredda e poi, tra le lenzuola del letto, avrebbe riso al pensiero dei suoi tre amici, ancora nudi, che lo aspettavano all’ “Adriana Club”. « Così imparano a proporre di camminare per via Bologna col pisello di fuori. » rifletté senza cattiveria. Strinse i suoi occhi tra il verde ed il grigio poi tirò un sospiro di sollievo : per fortuna quella terrorizzante macchina nera era sparita.
martedì 7 aprile 2009
venerdì 20 marzo 2009
Prova di scrittura martedì 17 marzo 2009
Rossi
(Prova di scrittura creativa 17-03-2009)
Rossi infilò la sua maglia bianco-nera con alla schiena il fatidico numero nove; scendeva in campo quella domenica con un gran mal’ di denti. L’incisivo superiore sinistro, all’apparenza sano come un corallo, già dalla mattina lo pizzicava e alle quindici era quasi insopportabile.
In campo, l’urlo della folla allo scandire del suo nome, gli fece per un attimo, ma solo per un attimo scordare il tormento. Nemmeno i due analgesici ingoiati prima della gara, gli avevano alleviato il dolore.
Dolore che si aggiunse ad altro dolore, quello di avere coscienza di non disputare una buona partita. Mancava la palla nei momenti cruciali del gioco, le azioni più semplici gli riuscivano difficili. Pensava di chiedere il cambio, ma era combattuto tra il voler ancora tentare, e il rispettare le regole della squadra. Quando al trentasettesimo del primo tempo; una palla rinviata da Zoff, fu agganciata alla tre quarti da Furino e tagliata in una stupenda diagonale che spiovve millimetrica sulla sua testa, Paolo non mancò la sfera, e con una dinamica rotazione del capo la infilò nell’angolino opposto della porta, il portiere avventatosi a sua volta sul pallone cercò di allontanarlo uscendo a pugni chiusi, e non trovandolo colpì l'attaccante in piena bocca.
Rossi preso dall’agonismo dell’impresa appena compiuta, non percepiva più il dolore all’incisivo e rialzatosi da terra, esultò a mani alzate verso i compagni che lo abbracciarono, poi divincolandosi dalla stretta degli amici corse gioendo verso l’allenatore che rimase ammutolito, vedendolo venire verso di lui, con la chiostra bianca dei denti insanguinata e mancante dei due incisivi superiori.
(Prova di scrittura creativa 17-03-2009)
Rossi infilò la sua maglia bianco-nera con alla schiena il fatidico numero nove; scendeva in campo quella domenica con un gran mal’ di denti. L’incisivo superiore sinistro, all’apparenza sano come un corallo, già dalla mattina lo pizzicava e alle quindici era quasi insopportabile.
In campo, l’urlo della folla allo scandire del suo nome, gli fece per un attimo, ma solo per un attimo scordare il tormento. Nemmeno i due analgesici ingoiati prima della gara, gli avevano alleviato il dolore.
Dolore che si aggiunse ad altro dolore, quello di avere coscienza di non disputare una buona partita. Mancava la palla nei momenti cruciali del gioco, le azioni più semplici gli riuscivano difficili. Pensava di chiedere il cambio, ma era combattuto tra il voler ancora tentare, e il rispettare le regole della squadra. Quando al trentasettesimo del primo tempo; una palla rinviata da Zoff, fu agganciata alla tre quarti da Furino e tagliata in una stupenda diagonale che spiovve millimetrica sulla sua testa, Paolo non mancò la sfera, e con una dinamica rotazione del capo la infilò nell’angolino opposto della porta, il portiere avventatosi a sua volta sul pallone cercò di allontanarlo uscendo a pugni chiusi, e non trovandolo colpì l'attaccante in piena bocca.
Rossi preso dall’agonismo dell’impresa appena compiuta, non percepiva più il dolore all’incisivo e rialzatosi da terra, esultò a mani alzate verso i compagni che lo abbracciarono, poi divincolandosi dalla stretta degli amici corse gioendo verso l’allenatore che rimase ammutolito, vedendolo venire verso di lui, con la chiostra bianca dei denti insanguinata e mancante dei due incisivi superiori.
lunedì 9 febbraio 2009
E COSI' VORRESTI FARE LO SCRITTORE? - Charles Bukowski

se non ti esplode tutto dentro a dispetto di tutto, non farlo.
a meno che non ti venga dritto dal cuore e dalla mente e dalla bocca e dalle viscere, non farlo.
se devi startene seduto per ore a fissare lo schermo del computer o curvo sulla macchina da scrivere alla ricerca delle parole, non farlo.
se lo fai per soldi o per fama, non farlo.
se lo fai perché vuoi delle donne nel letto, non farlo.
se devi startene lì a scrivere e riscrivere, non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo, non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun altro, lascia perdere.
se devi aspettare che ti esca come un ruggito, allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito, fai qualcos'altro.
se prima devi leggerlo a tua moglie o alla tua ragazza o al tuo ragazzo o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno, non sei pronto.
non essere come tanti scrittori, non essere come tutte quelle migliaia di persone che si definiscono scrittori, non essere monotono e noioso e pretenzioso, non farti consumare dall'auto-compiacimento.
le biblioteche del mondo hanno sbadigliato fino ad addormentarsi per tipi come te.
non aggiungerti a loro.
non farlo.
a meno che non ti esca dall'anima come un razzo, a meno che lo star fermo non ti porti alla follia o al suicidio o all'omicidio, non farlo.
a meno che il sole dentro di te stia bruciandoti le viscere, non farlo.
quando sarà veramente il momento, e se sei predestinato, si farà da sé e continuerà finché tu morirai o morirà in te.
non c'è altro modo.
e non c'è mai stato.
giovedì 5 febbraio 2009
INCONTRO MARTEDI' 10 FEBBRAIO
| Il prossimo incontro e' fissato per martedì 10 febbraio ore 17.30 sempre dal mitico Cristiano. A presto ragazzi! |
| |
martedì 3 febbraio 2009
L'ARTE DI SCRIVERE
I - SULL'ARTE DI SCRIVERE
* quando descrivi un luogo, quando scrivi un dialogo, tu devi essere lì, tu devi sentirti lì;
* scrivere bene è questione di impegno, caparbietà, voglia di imparare, sperimentare; insomma, occorre fare come l’artigiano se si vuole imparare il mestiere di scrivere;
* è importante che il tema che si vuole raccontare ci stia a cuore;
* scrivi e... riscrivi;
* essere un artigiano della scrittura: pazienza, dedizione, cura;
* se si vuole essere dei bravi narratori, è molto importante sviluppare la capacità di osservazione delle persone che incontriamo o con cui abbiamo a che fare, sapendo cogliere i loro tratti caratteristici;
* non bisogna mai dimenticarsi, mentre si scrive, di domandarsi: cosa si vede? cosa si sente? ci sono profumi, sensazioni tattili o di gusto?
* non ci si deve mai dimenticare dell’esistenza di un particolare filtro dove la nostra storia deve necessariamente passare. Questo filtro è il bagaglio culturale del lettore;
* bisogna imparare a concedersi il giusto tempo per vedere, guardare, osservare ed infine cercare di capire. Questo tempo occorre darlo anche ai nostri lettori;
* e bisogna sviluppare la capacità di osservare le cose da prospettive inconsuete e tali da permetterci di comprendere meglio ciò che un luogo o un personaggio rappresentano e, da scrittori, trasferire quest'attitudine sulla pagina;
* un consiglio di carattere generale: quando nella nostra scrittura rimaniamo bloccati e non sappiamo come procedere, un buon metodo per sbloccarsi è quello di trovare la "via più semplice";
* non cedere alla tentazione dell'autobiografismo: meglio cercare di raccontare le proprie storie, piuttosto che la propria storia;
Le parole
* per lo scrittore la scelta della parola giusta è fondamentale, e si rivela particolarmente efficace quando vogliamo dare senso alla frase senza cadere nel didascalico;
* le parole che scegliamo per un dialogo devono essere adeguate al personaggio che le pronuncia e rispecchiare il suo bagaglio culturale, il suo stato d'animo e il clima del contesto in cui si svolge;
* con le parole si può però anche “giocare”: usandole, per esempio, per creare dei contrasti, delle parodie, ecc.
* insomma, scegliere le parole giuste è, per lo scrittore, come scegliere il legno adatto per il falegname.
Il pericolo noia
* per evitare il pericolo noia, la miglior cosa da fare è lavorare in maniera consapevole sulle scelte estetiche (ovvero sul proprio stile): modificando per esempio il punto di vista;
* un'altra strategia molto utile, è quella di ridurre gli aggettivi e gli avverbi cercando di mostrare più che dire (show don't tell);
* è bene combattere la pigrizia sforzandosi di trovare sempre la parola giusta;
* contro la noia sono molto utili i consigli di Calvino relativi alla "leggerezza" e alla "rapidità": per ricercare la prima, occorrerà lavorare molto per sottrazione; per la seconda sarà bene privilegiare le frasi coordinate piuttosto che le subordinate;
* I cinque amici della noia:
1) la prevedibilità
2) la mancanza di una direzione (di un senso)
3) la ripetitività
4) la mancanza di avvenimenti significativi (non accade nulla)
5) uno stile eccessivamente didascalico (dire tutto)
* I sette nemici della noia:
1) più linee narrative che si intrecciano o che magari si intersecano; di cui una sarà la principale e darà la direzione (il senso) alla storia
2) le variazioni di tono
3) la molteplicità dei personaggi
4) un tema significativo
5) l'originalità della trama
6) l'equilibrio tra le parti riservate ai dialoghi e quelle riservate alle descrizioni
7) la presenza di un filo conduttore
* Oltre ad annoiare il lettore, c'è il pericolo che anche lo scrivere, in alcuni momenti, possa diventare noioso. Ciò accade soprattutto quando si è troppo riflettuto su un certo passaggio della storia che lo si conosce oramai così bene che lo scriverlo diventa soltanto un riportare ciò che si ha già ben chiaro in mente. Insomma è come partire per un viaggio sapendo già esattamente cosa si troverà, i luoghi che si vedranno, e anche i sapori dei cibi che si mangeranno. In pratica, non c'è più gusto. Meglio quindi iniziare subito a scrivere appena si ha un'idea consistente ma non ancora troppo definita.
E' un bel po' di robetta noiosa da leggere, ma ogni tanto dobbiamo far vedere che c'impegnamo :D
Lucre
* quando descrivi un luogo, quando scrivi un dialogo, tu devi essere lì, tu devi sentirti lì;
* scrivere bene è questione di impegno, caparbietà, voglia di imparare, sperimentare; insomma, occorre fare come l’artigiano se si vuole imparare il mestiere di scrivere;
* è importante che il tema che si vuole raccontare ci stia a cuore;
* scrivi e... riscrivi;
* essere un artigiano della scrittura: pazienza, dedizione, cura;
* se si vuole essere dei bravi narratori, è molto importante sviluppare la capacità di osservazione delle persone che incontriamo o con cui abbiamo a che fare, sapendo cogliere i loro tratti caratteristici;
* non bisogna mai dimenticarsi, mentre si scrive, di domandarsi: cosa si vede? cosa si sente? ci sono profumi, sensazioni tattili o di gusto?
* non ci si deve mai dimenticare dell’esistenza di un particolare filtro dove la nostra storia deve necessariamente passare. Questo filtro è il bagaglio culturale del lettore;
* bisogna imparare a concedersi il giusto tempo per vedere, guardare, osservare ed infine cercare di capire. Questo tempo occorre darlo anche ai nostri lettori;
* e bisogna sviluppare la capacità di osservare le cose da prospettive inconsuete e tali da permetterci di comprendere meglio ciò che un luogo o un personaggio rappresentano e, da scrittori, trasferire quest'attitudine sulla pagina;
* un consiglio di carattere generale: quando nella nostra scrittura rimaniamo bloccati e non sappiamo come procedere, un buon metodo per sbloccarsi è quello di trovare la "via più semplice";
* non cedere alla tentazione dell'autobiografismo: meglio cercare di raccontare le proprie storie, piuttosto che la propria storia;
Le parole
* per lo scrittore la scelta della parola giusta è fondamentale, e si rivela particolarmente efficace quando vogliamo dare senso alla frase senza cadere nel didascalico;
* le parole che scegliamo per un dialogo devono essere adeguate al personaggio che le pronuncia e rispecchiare il suo bagaglio culturale, il suo stato d'animo e il clima del contesto in cui si svolge;
* con le parole si può però anche “giocare”: usandole, per esempio, per creare dei contrasti, delle parodie, ecc.
* insomma, scegliere le parole giuste è, per lo scrittore, come scegliere il legno adatto per il falegname.
Il pericolo noia
* per evitare il pericolo noia, la miglior cosa da fare è lavorare in maniera consapevole sulle scelte estetiche (ovvero sul proprio stile): modificando per esempio il punto di vista;
* un'altra strategia molto utile, è quella di ridurre gli aggettivi e gli avverbi cercando di mostrare più che dire (show don't tell);
* è bene combattere la pigrizia sforzandosi di trovare sempre la parola giusta;
* contro la noia sono molto utili i consigli di Calvino relativi alla "leggerezza" e alla "rapidità": per ricercare la prima, occorrerà lavorare molto per sottrazione; per la seconda sarà bene privilegiare le frasi coordinate piuttosto che le subordinate;
* I cinque amici della noia:
1) la prevedibilità
2) la mancanza di una direzione (di un senso)
3) la ripetitività
4) la mancanza di avvenimenti significativi (non accade nulla)
5) uno stile eccessivamente didascalico (dire tutto)
* I sette nemici della noia:
1) più linee narrative che si intrecciano o che magari si intersecano; di cui una sarà la principale e darà la direzione (il senso) alla storia
2) le variazioni di tono
3) la molteplicità dei personaggi
4) un tema significativo
5) l'originalità della trama
6) l'equilibrio tra le parti riservate ai dialoghi e quelle riservate alle descrizioni
7) la presenza di un filo conduttore
* Oltre ad annoiare il lettore, c'è il pericolo che anche lo scrivere, in alcuni momenti, possa diventare noioso. Ciò accade soprattutto quando si è troppo riflettuto su un certo passaggio della storia che lo si conosce oramai così bene che lo scriverlo diventa soltanto un riportare ciò che si ha già ben chiaro in mente. Insomma è come partire per un viaggio sapendo già esattamente cosa si troverà, i luoghi che si vedranno, e anche i sapori dei cibi che si mangeranno. In pratica, non c'è più gusto. Meglio quindi iniziare subito a scrivere appena si ha un'idea consistente ma non ancora troppo definita.
E' un bel po' di robetta noiosa da leggere, ma ogni tanto dobbiamo far vedere che c'impegnamo :D
lunedì 2 febbraio 2009
Caravaggio

Cari amici,cercherò di descrivere con poche parole la bellissima gita a Milano,di Rosalia, Floriana, Giovanni, Stefano e Cristiano per visitare la mostra di Michelangelo Merisi alla Pinacoteca di Brera. Sfolgorante viaggio sotto una discreta nevicata, durante il quale, Floriana dopo esseri ribaltata più volte sul sedile posteriore a causa di alcune curve inaspettate di Cristiano, puntellatasi a dovere, si è lisciata la pelle del viso, laccata le unghie, pettinata i capelli e truccata gli occhi per buona parte del viaggio. Più tardi con la complicità di Stefano, pensarono di pugnalare Cristiano o di tramortirlo con un nodoso bastone, scartata l’idea per non incorrere nella punizione della legge, la graziosa fanciulla propose un gioco per farlo tacere ma inutilmente, quello parlava con lo stomaco e la pancia come un ventriloquo, senza muovere la bocca. Finalmente, arrivo in località Famagosta, all’incrocio tra Via Pietro Boifava e Via della Chiesa rossa, i cinque, dopo non poca fatica e dispendio di denaro, sono riusciti a farsi vomitare dalla diabolica macchina sputa biglietti, un numero non ben precisato di corse. All’arrivo del bigatto sotterraneo, hanno preso posto nel ventre dell’animale sferragliante... il viaggio nel bruco terrigno e stato breve e divertente. Discesi alla stazione Lanza, la pattuglia si è avviata sicura verso la pinacoteca ove alla corte d’onore sono stati ricevuti dall’imperatore Napoleone Buona Parte, poi allo scalone d’onore, sorridente li ha salutati il Beccaria, seduto e contornato dai suoi libri. Quindi è iniziata la visita. La Pinacoteca è sempre splendida Da Mantegna a Bellini da Morandi a Mentessi, gli splendidi i buoi di Giovanni Fattori, Pelizza da Volpedo, Silvestro Lega, Hayez con il suo delicato inteso “Bacio” un attimo eterno d’amore incorruttibile, Garofalo, Reni, Spagnoletto. Non riesco più a fermarmi. Poi, il culo di cappone, il nocciolo, la ragione che ha spinto il viaggio. Il Caravaggio. Sublime, incantevole, dirompente, spregiudicato, dolce, sciagurato, magico, artistico fino a strapparti la carne dalle ossa. Quattro quadri, due cene in Emaus, di cui una di proprietà della Pinacoteca di Milano, quindi in sostanza tre quadri, un’opera giovanile “Il concerto” poi “Ragazzo con canestro di frutta” in fine “Cena in Emaus” giunto dalla National Gallery di Londra. Un quarto d’ora per vedere quelle opere, poi turnover, “sotto degli altri” come diceva il birichino di Parigi quando tagliava le teste degli aristocratici. Infreddoliti, affamati, e sotto la neve i nostri trovavano rifugio all’osteria delle "Tre pippe", ove a servirli fu inviata una fata di serie C3, tale Gemma, ma non dei Torlonia, né Donati, Gemma Esposito da Salerno, per altro carina nei modi e gentile nel fare, Cristiano con maniera accattivante è subito entrato con lei in simbiosi, fino alla confidenza che è terminata in un addio con stretta di cuore e regalino finale. Pioggia vento e ululare di lupi in lontananza, hanno fatto sì che il quintetto, solitamente formato da un duo e un terzetto, si siano divisi, i primi verso Ferrara, gli altri tre a far shopping e a visitare il centro di Milano. Dopo avere subito una perquisizione alla sudamericana, Floriana Stefano e Cristiano sono entrati in duomo, la facciata del quale e ora di candidi marmi, dopo l’accurato restauro. All’interno i tre hanno cercato la nuvola, il caratteristico ascensore col quale il Cardinale può raggiungere il tabernacolo del Santo Chiodo, è il cimelio più noto tra quelli legati al culto di questa Reliquia. Per il suo peculiare aspetto, oltre che per il suo lento movimento, assai simile all'incenso che ascende lentamente nell'aria, fu battezzata "nube" o, più frequentemente, "nivola", termine di origine popolare, mutuato dal dialetto e ormai consacrato dall'uso. Uscendo i tre, hanno acquistato una candela protettrice, (non si sa mai). Poi hanno attraversato la galleria Vittorio Emanuele II, con pestata di maroni al toro, (non si sa mai) poi ancora piazza della scala, infine in via Torino Floriana ha incontrato Eleonora un’amica-collega e per concludere: tornati con il metrò alla tana delle auto, si sono avviati verso Ferrara. Per tutto il viaggio di ritorno, neve, pioggia, vento, tempesta e Cristiano non taceva mai. Come a un prestigiatore gli escono coriandoli e coriandoli dalla bocca, a quello uscivano parole, parole, e ancora parole. Il mascalzone ha citato di tutto: da Dante a Penna, da Cecco Angioglieri a Guido Cavalcanti, da Moravia a Pasolini, di tutto e di più. Ma ogni tormento a un termine e quel frenetico-linguo-fonetico-pazzo-labiale, al fine, dopo aver gentilmente depositato prima Stefano all’auto in via Oroboni, poi Floriana davanti alla sua abitazione, se ne è tornato all'ovile. Penserete tacendo? Macché parlava ancora e da solo, mentre si autoaccompagnava a casa.
Spero di essere stato abbastanza descrittivo. Servo vostro in eterno. L’autore onnisciente
Iscriviti a:
Post (Atom)




